Tradizioni a Piazzolo
Il primo di marzo a Piazzolo era consuetudine munirsi di arnesi atti a far rumore e percorrere le strade e i campi con lo scopo di festeggiare la fine del letargo invernale, richiamare la primavera e “risvegliare l’erba” come augurio di floridi frutti e di buon raccolto nei campi.
Dal giovedì santo, quando si sospendeva il suono delle campane “si legavano le campane”, fino al Gloria della messa del Sabato Santo, i ragazzi percorrevano le strade con “i gri” (attrezzi in legno con delle ruote dentate che battono contro una paletta di legno) per scandire alcuni momenti della giornata e richiamare alle celebrazioni liturgiche.
Nella solennità del Corpus Domini, al passaggio della processione con l’ostensorio con il Santissimo Sacramento sotto un baldacchino solenne o un ombrellino processionale, lungo la via centrale del paese alle finestre o con delle corde da una casa all’altra, si appendevano lenzuola, federe e salviette di cotone ricamate con pizzi.
Dopo la celebrazione dei matrimoni era costume creare lungo il tragitto degli ostacoli e degli sbarramenti, costituiti da fascine di legna o mucchi di neve, a simboleggiare le varie difficoltà della vita matrimoniale che i neo sposi avrebbero iniziato ad affrontare insieme. Quando gli sposi erano dei vedovi o delle vedove, il matrimonio veniva celebrato di notte o all’alba e a porte chiuse, cercando di evitare il suono di campanacci e secchi di metallo che venivano suonati come forma di disapprovazione o beffa goliardica.